Lettera all’Avvenire.

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Egregio Direttore, (lettere@avvenire.it)

Sono un’italiana che ama profondamente il suo Paese, pur considerandosi cittadina del mondo; un’insegnante in pensione che ha amato oltremodo il suo lavoro avvertendone l’enorme responsabilità; una donna divenuta madre a trentasei anni (definita in senso clinico “primipara attempata” con tutti i rischi del caso), che non ha voluto fare l’amniocentesi perché non avrebbe mai abortito, pur avendo votato a favore della liberalizzazione dell’aborto; una donna che crede nel matrimonio e proprio per questo ha votato per il divorzio.

La mia formazione? Di stampo cattolicissimo: sono cresciuta circondata da figure di grande statura umana e morale che mi hanno trasmesso i valori etici, indispensabili alla convivenza civile e alla vita stessa (come ci fa riflettere Savater), con tale vigore da non potermene disgiungere, insegnandomi nel contempo a distinguerli da quelli confessionali.

Fra i valori del Cristianesimo mi hanno insegnato a cogliere soprattutto quello fondamentale: l’amore per il prossimo, l’apertura verso l’altro, l’accoglienza del diverso nel rispetto dei valori di cui è portatore.
In considerazione di ciò trovo il motto cavouriano “libera Chiesa in libero Stato” il presupposto irrinunciabile della democrazia.
Alla luce di tutto ciò, egregio Direttore, capirà bene che le posizioni del Suo giornale in vista delle elezioni regionali, i Suoi attacchi verso la Bonino (davvero a orologeria), oltre a determinare grande sconforto e amarezza, inducono anche a fare ipotesi poco edificanti per Santa Madre Chiesa: giochi di potere, scambi di favori e quant’altro.
Nel 2008 l’intervento della CEI ha contribuito a far cadere il Governo Prodi con le conseguenze che ben conosciamo. Oggi, sempre la Cei, attraverso il Direttore del suo giornale, si appresta a influenzare l’esito delle elezioni regionali negando ai cittadini il libero esercizio della scelta, condizionando tanti sprovveduti con argomentazioni di parte.
In un momento in cui il Lazio e l’Italia tutta hanno (non “avrebbero”) bisogno come il pane di politici collaudati in quanto a onestà, trasparenza, competenza ed efficienza, proprio com’è Emma Bonino, Lei, Dr Tarquinio, si permette di usare nei confronti della stessa espressioni pesanti e fuori luogo.
Mi chiedo e Le chiedo se nel perseguire i vostri obiettivi consideriate mai le responsabilità che vi assumete verso l’Italia, e soprattutto verso i giovani, nel partecipare a questo gioco indecoroso che ha già stremato il nostro povero Paese. Si ricordi, è anche il Paese dei Suoi figli, se ne ha!
La mia cattolicità attuale? Inesistente per l’azione del Vaticano, profonda per merito dei Don Gallo e dei Don Ciotti che vivificano quotidianamente la figura di Cristo, “il più grande rivoluzionario di tutti i tempi” (per dirla alla De André). Se non fosse per loro ricorrerei all’abiura.

Distinti saluti, Rita Iannelli

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